venerdì 2 marzo 2012

CHAIM SOUTINE, l'amico di Modigliani

CHAIM   SOUTINE
Un'opera di Chaim Soutine
nel laboratorio di restauro
di Valentina Barbareschi

(A)

"Il mondo di Chaim Soutine é curvo, inclinato, fluente, congiunto e per questo amoroso. E' stato detto a vanvera che in esso c'é il senso di claustrofobia, il tutto racchiuso nei suoi paesaggi. E che ovunque egli prediligesse tratteggiare con il color rosso sangue, dai tetti delle case, alle tracce sui tronchi degli alberi della colatura del sangue causato dal sacrificio dell'agnello appeso all'albero. E' pur vero ma non assoluto.

Chaim Soutine "Paesaggio", collezione Joackinder
olio su tavola, cm. 70x40

In questo "Paesaggio" che sembra ricordare un paese svizzero (Saint Moritz?) vi é nell'angolo in basso/sinistro la iscrizione "Soutine" in colore giallo, in grafia che potrebbe essere d'altra mano, tuttavia Chaim Soutine pose in un altro posto nell'opera, con la propria grafia, il suo nome "Chaim" allo scopo di chiarire ogni possibile dubbio all'indagatore che lo avesse individuato.

Il suo nome CHAIM é stato trovato nascosto nella cima di uno dei tre pini sulla destra del dipinto!.

La firma "Chaim" di traverso sulla cima del pino.


Ma in questo villaggio ai bordi di un lago sottostante ad una montagna innevata, sono evidenti nel lago i richiami ad animali ed al loro sangue, elementi sacrificali della sua religione ebraica e memoria del suo villaggio natale, Smilovitchi, e dei monti al di là di Vilna o Minsk.


(B)

Successivamente, col trascorrere degli anni e con la maturità dell'esperienza, Chaim Soutine modificò il suo "ductus pictoricus" abbandonando la rappresentazione psicologica per preferire l'obiettività del soggetto o della scena da rappresentare sulle sue opere. 


La prospettiva si normalizza, tuttavia gli elementi filologici rispecchiano le ansie del periodo periglioso della seconda guerra mondiale.


Chaim Soutine,  paesaggio nordico.
olio su tela, cm. 110x100 circa

Questo grande dipinto rappresenta il villaggio della Bretagna del nord dove Chaim fu costretto a separarsi dalla sua amica Garde, per prendere ciascuno una strada diversa.
I nazisti erano infatti alla ricerca di una coppia di ebrei fuggitivi (una donna ed un uomo)  segnalati da una spia. 

La separazione della coppia é rappresentata dai due alberi recisi dipinti in primo piano sulla sininstra del quadro.

Garde (che Chaim chiamava affettuosamente "Garde, je te regarde!") fuggì verso il sud della Francia, venne raggiunta ed arrestata. Condotta in un campo di concentramento  a Perpignant, venne liberata al ternine del conflitto (1945) e raggiunse Parigi per ricongiungersi con Chaim Soutine, ma giunta a Parigi scoprì che Chaim era morto l'anno prima (1944) malato di cancro. 

Il dolore di Garde  fu aggravato dal fatto di scoprire che Chaim, nella sua fuga solitaria, si era rifugiato nella casa della ex compagna di Max ERNST,  dove si sentì improvvisamente male. Trasportato da questa donna in un furgone trasformato in ambulanza a  Parigi, Chaim morì dopo averla sposata !

Questa storia vera inserisce nell''ultima magistrale opera di Chaim Soutine l'elemento leggendario che fa dell'opera un capolavoro dell'Arte moderna.

( * ! * ) 



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